IL LIBRO NERO DI UNO STRIMPELLATORE - DOMENICO NORDIO, sito ufficiale

DOMENICO NORDIO
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TRAGEDIA

DOMENICO NORDIO, sito ufficiale
Pubblicato da DOMENICO in IMPRESSIONI · 10 Novembre 2019
Per tanti colleghi il dopo concerto è il momento più rilassante: in particolare, amano le cene cameratesche durante le quali possono dare sfogo a tutti gli spettegolamenti possibili e immaginabili (e anch’io non sarei del tutto immune a questa pratica odiosetta, mi salva il fatto che detesto frequentare i concertisti più dello stretto indispensabile).

Per me invece il dopo concerto significa immancabilmente tragedia perché ripenso agli errori commessi in scena e non mi perdono. Quelle sono le ore dei deliri, che vanno dall’innocente “è ora di cambiare mestiere” all’impraticabile “voglio sotterrarmi in camerino” (impraticabile perché è dura scavare una fossa senza avere almeno un piccone), passando attraverso la solita considerazione di quanto io sia totalmente incapace. Ne sa qualcosa mia moglie, povera lei (e prima ancora lo ha saputo la santa donna di mia madre), costretta a raccogliere i miei lunghi piagnistei telefonici e a consolare i miei sensi di colpa.

Anagraficamente, dopo più di trent’anni di palcoscenico, sono entrato nella “fase calante” della mia carriera e non ho alcuna intenzione di superare la sessantina con il violino in mano: non vedo l’ora di godermi gli ultimi piaceri della vita, il primo fra i quali è il “dolce far niente”, di sicuro. Ecco, dovrei essere nelle condizioni di passare un’esistenza serena, ora che ormai mi sono stabilizzato per bene, ma non riesco proprio a rassegnarmi, non so accettare i miei -enormi- limiti: certo, puntare alla perfezione (miraggio completo) è indispensabile per mantenere un livello sufficiente, ma così è una tortura.

Ah sì, giusto per chiudere l’ennesimo, inutile post autocommiserante: non mi piace nemmeno il “prima”, mi piace proprio il “durante”; in scena mi beo degli sguardi fissi e delle orecchie tese del pubblico che mi fanno sentire “perfetto”. Per me, che vivo nella certezza del mio essere piccolo, è quasi un paradosso, lo so. Ma così è.


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